CHAMONIX
CHAMONIX
SUA MAESTÀ,
IL MONTE BIANCO
CHAMONIX-MONT-BLANC, AI PIEDI DEL MONTE BIANCO,
HA UNA LUNGA STORIA COME META PREDILETTA
DA ALPINISTI E AMANTI DELL’ALTA MONTAGNA.
agosto 2018
CHAPTER

I l Monte Bianco è un colosso di ghiaccio e granito, una vetta a lungo irraggiungibile. Il soprannome di “Re delle Alpi”, dovuto alla maestosità delle pareti e all’imponenza dei suoi 4.808 metri, si addice bene alla montagna più alta dell’Europa Occidentale: il Monte Bianco figura tra i Seven Summit, le cime più alte dei sette continenti, sogno e sfida degli alpinisti di tutto il mondo.

Proprio ai piedi del Monte Bianco l’alpinismo affonda le sue radici: in un paesino sul versante francese, di nome Chamonix-Mont-Blanc. Nel 1700 Chamonix era un piccolo centro montano, abitato per lo più da allevatori. Nel corso del loro Gran Tour europeo, due giovani aristocratici inglesi, l’antropologo William Windham e il proprietario terriero Richard Pocock, scoprirono la chiesa priorale di "Chamouni". Le descrizioni della natura incontaminata e del profilo imponente del Monte Bianco contenute nel loro resoconto di viaggio spinsero un gran numero di giovani avventurieri a visitare il paesino francese. Attirati in particolare dal suggestivo Mer de Glace – mare di ghiaccio, il nome con cui i due inglesi chiamano il ghiacciaio – i primi turisti iniziano a girare per le vie di Chamonix, una consuetudine che prenderà piede fino a trasformarla, oggi, in una delle mete alpine più rinomate delle Alpi.

Ma torniamo all’impresa del Monte Bianco. Nel 1760, H.B. Saussure, un ricco aristocratico di Ginevra, promette una ricompensa di tre ghinee per chi sarà in grado di scalare il Monte Bianco. Ventisei anni dopo, nel 1786, l’impresa viene portata a termine da due cittadini di Chamonix: Jacques Balmat, un cercatore di cristalli, e Michel Gabriel Paccard, un medico.

Stato: Francia Regione: Alvernia-Rodano-Alpi Dipartimento: Alta Savoia Arrondissemen: Bonneville Cantone: le Mont Blanc e Chamonix Mont Blanc 45°55′N 6°52′E 9.378 abitanti

In centro paese c’è ancora una statua che commemora l’impresa: due figure con lo sguardo rivolto verso la grande montagna, un braccio teso a indicare la via per raggiungere la cima. La stessa direzione dove si muovono le migliaia di turisti che scelgono Chamonix come meta per le loro vacanze: importante centro sciistico d’Europa in inverno, la cittadina francese offre in estate la possibilità di scoprire laghi, cascate, vallate e i suoi mitici ghiacciai.

Ci sono 350 chilometri di sentieri che ricamano i fianchi del Re delle Alpi. Si possono raggiungere laghi dai nomi che abbracciano l’intero spettro cromatico: Lacs Noirs, Lac Vert, Lac Blanc, Lac Bleu, collocati a diverse altezze e raggiungibili con percorsi di diverse difficoltà e dislivelli.

Chi vuole spingersi più in alto può avventurarsi alla scoperta dei ghiacciai. Partendo dal centro di Chamonix, si raggiunge il punto di accesso al ghiacciaio Argentière con una corsa in pullman di mezz’ora, due tratti di seggiovia e una camminata di due ore. Non è ancora finita. Il cuore del ghiacciaio si raggiunge dal rifugio Albert Premier, armati di caschetto, corda e ramponi. Conviene incamminarsi alle prime luci dell’alba, per godersi le diverse tonalità di blu che tingono il ghiaccio man mano che sorge il sole.

Chamonix offre anche emozioni ad alta quota a più facile portata. L’Aiguille du Midi, una delle cime del massiccio del Monte Bianco a 3.842, è raggiungibile in 20 minuti di teleferica dal centro paese. Da qui, tramite un ascensore, si può accedere alla spettacolare terrazza affacciata sulle nevi perenni; oppure fare un “passo nel vuoto”, nel cubo di vetro completamente trasparente sospeso su un dirupo di oltre mille metri.

PAOLO DE CHIESA
CI SONO SCIATORI CHE HANNO FATTO UN PEZZO DELLA STORIA DELLO SPORT ITALIANO. PAOLO DE CHIESA È UNO DI QUESTI: PRIMA COME ATLETA, IL PIÙ GIOVANE DELLA MITICA VALANGA AZZURRA, POI COME GIORNALISTA SPORTIVO, COMMENTANDO OLTRE TRENT’ANNI DI GARE. ABBIAMO PARLATO CON LUI DI COME LO SCI È CAMBIATO IN QUESTI ANNI, DELLE EMOZIONI PIÙ GRANDI DELLA SUA CARRIERA SPORTIVA E DEI NUOVI MODI IN CUI HA IMPARATO A VIVERE E AMARE LA MONTAGNA.
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C lasse 1956, Paolo De Chiesa ha avuto due vite, legate dal filo rosso dello sci alpino. Inizia a gareggiare giovanissimo, nel 1970, dove a soli 18 anni entra a pieno titolo a far parte della gloriosa Valanga Azzurra. Nel corso della sua carriera raccoglie 12 podi, tutti in slalom speciale, e oltre 50 piazzamenti nelle prime dieci posizioni della classifica. Dopo il ritiro dall’attività agonistica, avvenuto nel 1986, inizia la sua carriera nel giornalismo, come commentatore sportivo, continuando a seguire da vicino la sua grande passione.

Lo sci è libertà d'azione e di pensiero. Le sensazioni che si provano volando su due pezzi di legno giù da una montagna sono uniche, un privilegio che va assaporato in ogni istante, indipendente dal livello di chi pratichi questo meraviglioso sport.
1. COS’HA SIGNIFICATO PER TE ESSERE PARTE DEL MITO DELLA “VALANGA AZZURRA”?
Il sogno che ho sempre cullato, sin da bambino, era di diventare un campione della coppa del mondo! Esserci riuscito nelle file della Valanga azzurra di Thoeni e Gros è stato il non plus ultra, un onore che non avrei mai immaginato di poter avere nella vita.
2. ERAVATE COMPAGNI E AVVERSARI. COME GESTIVATE QUESTA DUPLICE DINAMICA?
Eravamo avversari e al tempo stesso amici, anche se nei confronti di due fuoriclasse del calibro di Gustavo e Pierino, soprattutto all’inizio, percepivo una sorta di timore reverenziale: quando riuscivo a batterli provavo quasi un senso di colpa. Incredibile, no? Comunque, sciare con loro per tanti anni, poter condividere innumerevoli giorni di allenamento, andare con loro al cancellato di partenza davanti a milioni di italiani, è stato un privilegio riservato a pochissimi eletti dello sport e ne sono pienamente conscio. Se sono diventato un bravo sciatore, pur lontano anni luce dalla loro grandezza stellare, lo devo proprio al fatto di aver avuto la possibilità di crescere sotto la loro ala protettiva, imparando qualcosa ogni giorno trascorso insieme.
3. HAI BATTAGLIATO PER TUTTA LA TUA CARRIERA CON QUELLO CHE TUTTORA È RICONOSCIUTO COME THE GOAT (GREATEST OF ALL TIME): INGEMAR STENMARK. QUESTO “MOSTRO” TI SEMBRAVA IRRAGGIUNGIBILE O IL FATTO DI POTERLO BATTERE TI HA SPINTO A DARE ANCORA DI PIÙ?
Stenmark, il più grande sciatore della storia, è nato 4 giorni dopo di me. L’ho visto sciare per la prima volta ai campionati europei juniores, l’anno prima di approdare in coppa del mondo. Avevamo 18 anni, lui vinse il gigante e io lo slalom perchè... cadde. La stagione seguente, nello slalom di Madonna di Campiglio, Ingemar vinse la sua prima gara di coppa del mondo: fu la prima di 86 vittorie, record dei record ed io arrivai secondo, immortalato su un podio passato agli annali, insieme al compianto Fausto Radici, amico fraterno. Un segno del destino: mi sarei sempre dovuto inchinare a sua maestà, come sul Canalone Miramonti, perchè Ingo era semplicemente imbattibile. Ad onor del vero, mi è capitato di dargliele, ma solo le rare volte che sbagliava o quando aveva la febbre, dato che gareggiava anche in quelle condizioni.
4. ANCHE SE NON SI VEDE È PASSATO QUALCHE ANNO DA QUANDO TI SEI RITIRATO DALLE COMPETIZIONI. C’È ANCORA QUALCOSA CHE TI MANCA?
Grazie, ma il tempo inesorabilmente lascia il segno e del ragazzo che ero, capace di battersi con i migliori del mondo, non rimane che il ricordo. Non ho rimpianti perché sento di aver dato allo sci tutto quello che potevo. Non mi manca nulla, consapevole che, sulla scala della bravura, ognuno si arrampica fino a dove riesce: c’erano sciatori più bravi di me, bisogna prenderne atto senza recriminare. Anzi, se devo proprio essere sincero, sono contento di non dover ritornare in partenza, con tutta quella pressione, le aspettative della gente e, soprattutto, quell’asticella interiore che non si abbassava mai: che stress!
5. QUAL È L’EMOZIONE PIÙ FORTE CHE CONSERVI DELLA TUA CARRIERA?
Sono tante le emozioni forti che ho provato, ma la più grande l’ho vissuta a Madonna di Campiglio, la pista dove colsi il mio primo podio in coppa del mondo e dove, da bambino, vinsi tante volte i campionati italiani, dalla categoria cuccioli agli allievi. Ma non fu una di quella volte... Accadde dopo esser stato in fin di vita per un proiettile che mi ha attraversato il collo e un lungo periodo di forzata assenza dalle gare. Su quel tracciato amico e tanto amato, tornai grande, conquistando un podio fantastico, insieme all’inseparabile Stenmark. Crollai in un pianto irrefrenabile tra le sue braccia. Mi vengono ancora i brividi...
6. COME GIORNALISTA CONTINUI A SEGUIRE IL MONDO DELLO SCI DA MOLTO VICINO. COSA TROVI CAMBIATO E COSA INVECE SIMILE RISPETTO A QUANDO GAREGGIAVI?
Sono cambiate tante cose, soprattutto i materiali e la tecnica. È sempre arduo fare paragoni fra epoche diverse, ma oggi trovo incredibili la velocità di percorrenza in curva e la potenza necessaria per sostenere i carichi cui si è sottoposti.
7. C’È UNO SCIATORE CHE DA GIORNALISTA TI HA EMOZIONATO PIÙ DI ALTRI?
In questi 32 anni da telecronista, 7 con Telemontecarlo e 25 con la RAI, ho avuto il piacere di assistere a imprese eccezionali e l’opportunità di commentarle: discese e passaggi straordinari che rimarranno impressi per sempre nella mia mente! C’è uno sciatore, però, che mi ha letteralmente esaltato: l’americano Bode Miller, un genio dello sci, un fenomeno capace di inventarsi curve inimmaginabili. Ha smesso di sciare nel 2015 e non c’è gara in cui non senta la sua mancanza...
8. STIAMO VIVENDO ORA L’ERA DEL CANNIBALE HIRSCHER CHE INIZIA ADDIRITTURA A ESSERE ACCOSTABILE A STENMARK PER COSTANZA DI VITTORIE E FORSE TALENTO. COSA PENSI DI QUESTO CAMPIONE?
Hirscher è un robot, una macchina perfetta, oserei dire infallibile. Ha vinto 7 coppe del mondo consecutive, scandendo un ruolino di marcia sbalorditivo. E non sembra intenzionato a fermarsi. Direi che di fronte a cotanta grandezza, il commento più intelligente che mi sento di fare sia evitare di sminuire con le parole la sua immensità di campione!
9. C’è qualcuno che può insidiare credibilmente la sua egemonia o è solo la sua voglia di continuare o meno a poterla arrestare?
Qualche degno avversario si è fatto coraggiosamente avanti, osando sfidarlo e rendendogli persino vita dura, ma non credo potrà piegarlo se non sarà Marcel a perdere colpi.
10. Lo sci alpino sta vivendo un’evoluzione volta a renderlo un prodotto sempre più “televisivo”. Pensi che sia giusto introdurre nuove formule di gara oppure la tradizione dello sport deve essere conservata?
Io sono per la tradizione, adoro le grandi classiche, che ritengo inamovibili. Adesso entreranno in scena i paralleli al posto delle combinate, destinate a scomparire. Sono anche cambiati i sistemi di partenza nelle discipline veloci, nel tentativo poco riuscito di aumentare l’appeal televisivo. Vedremo, ma ripeto, l’importante è non toccare i templi sacri, colonne portanti del circo bianco.
11. SEI UN GRANDE APPASSIONATO DI SCI ALPINISMO. COSA TI SPINGE A “PELLARE” SU PER I MONTI?
Purtroppo ho scoperto le meraviglie di questo mondo solo a 50 anni. Grazie allo sci alpinismo, ho scoperto emozioni nuove, inimmaginabili, in una dimensione che mi fa amare ancora di più lo sci e la montagna.
12. Il Monte Bianco è una delle montagne più leggendarie di sempre. Hai qualche ricordo, sciistico e non, legato a questa montagna?
Ogni volta che guardo il Monte Bianco, provo un senso di maestosità. Una volta, quando facevo ancora l’atleta, ero a Courmayeur per partecipare a una gara di fine stagione. Con l’amico Ivo Pellissier, elicotterista fra i più bravi al mondo nei soccorsi in alta quota, decisi di andare in vetta insieme al mio compagno di squadra Roberto Grigis e a una guida. Scendemmo con gli sci sul versante francese, serpeggiando in mezzo a crepacci enormi, in uno scenario mozzafiato. Da sci alpinista, provo un certo disagio a raccontare di essere salito su un elicottero per raggiungere quello che allora era ancora il tetto d’Europa ma…viva la sincerità!
13. CHAMONIX NON È SOLO SCI. OFFRE NUMEROSE ATTRATTIVITÀ TRA CUI UNO SPLENDIDO GOLF.
Chamonix è stupenda, sia d’estate, sia d’inverno. Vi ho gareggiato in coppa del mondo e giocato tante volte a golf. Il campo disegnato da Trent Jones, uno dei più famosi architetti del pianeta, è fra i più spettacolari dell’Alpi e offre un colpo d’occhio sui ghiacci del Mont Blanc che ti fa scordare di… essere lì a giocare a golf!
14. SEI UN ECCELLENTE GOLFISTA. COME SI CONCILIA CON LA TUA PASSIONE PER LO SCI? TROVI ASPETTI COMUNI?
Ho iniziato quando ero bambino e per alcuni anni ho giocato e sciato allo stesso tempo. Devo questa grande passione a mio padre che me l’ha trasmessa. Ci sono aspetti comuni, pur se in due mondi completamente diversi, come la sfida con sé stessi, un duello allo specchio che si ripropone ad ogni colpo: troppo bello! Il golf, per me, è un inseparabile compagno di vita, proprio come lo sci!
15. COSA DIRESTI A UN BAMBINO CHE SI AVVICINA PER LA PRIMA VOLTA ALLO SCI?
Di divertirsi il più possibile. Lo sci è libertà di azione e di pensiero. Le sensazioni che si provano volando su due pezzi di legno giù da una montagna sono uniche, un privilegio che va assaporato in ogni istante, indipendentemente dal livello di chi pratichi questo meraviglioso sport.
Paolo De Chiesa
01/15
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SIMONE ENEI

Exploring the natural environment.

instagram.com/simoneenei

S bucare fuori dal tunnel che collega l’Italia alla Francia è come essere catapultati in paradiso. La strada ci conduce velocemente a Chamonix, città gioiello dell’Alta Savoia. Oltre a offrire un punto di vista privilegiato sull’intera catena montuosa del Monte Bianco, Chamonix è una delle mete più rinomate per il backcountry e per il freeride.

Vogliamo goderci questa località in tutto il suo splendore, per cui senza perdere tempo puntiamo subito in direzione Argentière, il villaggio simbolo dello sci e degli sport invernali, punto di partenza ideale anche per le escursioni estive. Da qui ci incamminiamo sul sentiero che passando dall’Aguille d’Argentière porta ai laghi di Cheserys attraverso paesaggi mozzafiato, accompagnati da socievoli stambecchi che brucano indisturbati e da marmotte che prendono il sole comodamente stese sulle rocce. L’imponenza di queste cime che superano i 4000 metri è davvero incredibile e il Monte Bianco occupa da sempre un posto speciale nel mio cuore.

Il suo profilo selvaggio e imponente, le pareti di granito e i ghiacciai tormentati che si fanno strada fin verso valle lo rendono incredibilmente affascinante, un magnete in grado di catturare lo sguardo di chiunque ci si imbatta. È però quando decidiamo di tornare verso valle che avviene la magia, il sole accende le guglie più alte dipingendole di un rosso fuoco che colpisce dritto al cuore. Scendiamo a Chamonix e dopo aver cenato in un ristorante del centro filiamo dritti a letto, pronti a ricaricare le batterie per il giorno successivo.

La sveglia suona presto per quella che si preannuncia una giornata entusiasmante. Raggiungiamo impazienti la frazione di Les Bossons, da cui parte un ripido sentiero sullo sperone che separa l’omonimo ghiacciaio da quello di Taconnaz, che corre parallelo. Saliamo sempre più in alto, percorrendo i ripidi tornanti nel bosco, fino a raggiungere punti panoramici che sembrano usciti direttamente da un quadro romantico dell’800. Il sentiero per la Jonction, punto di arrivo in cui i due ghiacciai si incontrano, è molto lungo, ma via via che il bosco si dirada il panorama si fa sempre più grandioso. Chamonix è ormai solo un puntino di case quando raggiungiamo il ghiacciaio. Quassù qualsiasi cosa assume un sapore diverso, più vero, più autentico, più genuino.

Qualche goccia ci segnala che è arrivato il momento di scendere, raccogliamo quindi velocemente le nostre cose e ci lanciamo a capofitto lungo la ripida discesa. Arriviamo a valle che è ormai sera, il momento ideale per gustare un aperitivo in uno dei bei locali di Chamonix. Cullati dal suono del torrente Arve ci godiamo in diretta il tramonto sulla vetta del Monte Bianco, mentre brindiamo con un ottimo bicchiere di Sauvignon. Il coronamento perfetto di due giorni trascorsi ai piedi di una delle montagne più belle del mondo.

Stato: Francia Regione: Alvernia-Rodano-Alpi Dipartimento: Alta Savoia Arrondissemen: Bonneville Cantone: le Mont Blanc e Chamonix Mont Blanc 45°55′N 6°52′E 9.378 abitanti
GIACCA
IMPERMEABILE

L’ARIA TIEPIDA, IL TERRENO UMIDO E LE GOCCE SUL VISO. QUANDO LE TEMPERATURE CALANO E I NUVOLONI GRIGI AFFIORANO ALL’ORIZZONTE, È BENE NON FARSI MAI TROVARE IMPREPARATI. AVERE CON SÉ UN’OTTIMA GIACCA ANTIPIOGGIA CONSENTE DI PROSEGUIRE NELLA PROPRIA ESCURSIONE, CON LA SICUREZZA DI UN CAPO PERFORMANTE. LA GIACCA ANTIPIOGGIA COLMAR DA DONNA, CON MEMBRANA TRASPIRANTE (10.000 GR/M2/24) E IMPERMEABILE (10.000 MM DI COLONNA D'ACQUA), È TOTALMENTE TERMOSALDATA. LE SPECIALI ZIP WATERPROOF NON LASCIANO SPAZIO A INTERFERENZE DALL’ESTERNO, MENTRE LE MANICHE PREFORMATE CON CURVATURA ERGONOMICA GARANTISCONO LA GIUSTA LIBERTÀ DI MOVIMENTO IN OGNI ATTIVITÀ AD ALTA QUOTA.