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Chapter 1

Monte Rosa

Con i 4.634 metri toccati dalla Punta Dufour Punta Dufour , il Massiccio del Monte Rosa è la seconda cima più alta d’Europa, alle spalle del solo Monte Bianco. Vanta poi un ulteriore importante primato a livello europeo: la sua parete est è infatti quella con il più grande dislivello il più grande dislivello (2.600 metri) di tutte le Alpi, l’unica con caratteristiche di tipo himalayano.

Numerose sono le leggende riguardo il suo nome: dal riflesso rosa che colora la neve all’alba e al tramonto, ai granelli di sabbia del deserto portati dal vento. Una spiegazione sicuramente più concreta è quella etimologica: "Rouese" significa ghiacciaio in "patois", antica lingua parlata dalle popolazioni di queste zone. Fin dal 1700 questa splendida montagna ha attirato l’attenzione degli scalatori prima e del turismo poi. Due categorie che ne hanno fatto una delle mete più ambite una delle mete più ambite per chi ama sciare o scalare, immerso nei panorami mozzafiato che solo queste altitudini possono offrire.

E proprio l’arrivo del turismo è stato fondamentale per il sostentamento e la crescita delle numerose comunità che circondano il Monte Rosa, sia sul versante italiano sia su quello svizzero.

Tra le più note non possiamo fare a meno di ricordare Gressoney (in Italia) e Zermatt (in Svizzera).

Data la vastità del massiccio in questione, oltre venticinque chilometri di monti, e l’estensione del territorio che lo circonda, sono numerosissime e molto variegate le attività outdoor che vi si svolgono. Si va dalle più estreme come l'heliski l'heliski alle più canoniche come lo sci in pista nel comprensorio del Monterosa Ski:

oltre 180 180 chilometri di discese articolate su tre vallate (la valle del Lys, la val d’Ayas e la Valsesia), con impianti capaci di una portata oraria complessiva di circa 50.000 persone.

Questa offerta è ulteriormente impreziosita dall’ospitalità dall’ospitalità che si incontra nei numerosi centri abitati che punteggiano le valli intorno al Monte Rosa. Paesi in cui si tramanda una cucina schiettamente montanara, semplice, robusta e gustosa.

Gressoney

Chapter 2

Heliski

Sarà perché a quote più basse l’innevamento non è più quello di una volta o semplicemente per una naturale evoluzione dello sport ma, di recente, sempre più sciatori scelgono di provare le emozioni dello sci fuori pista ad alta quota.

Sono tanti i modi per avvicinarsi a questo sport. C’è chi ama godersi una faticosa salita con le pelli sotto gli sci e chi invece predilige raggiungere il punto di partenza a bordo di un elicottero elicottero

Nota come heliski heliski , questa esperienza mozzafiato è particolarmente popolare tra gli avventori del comprensorio del Monte Rosa. Uno dei pochi, in Europa, a superare la considerevole quota di quattromila metri quattromila metri , consentendo quindi una vera e propria immersione nella maestosità della montagna, tra ghiacciai e pendii che tolgono il fiato. Senza dimenticare che, a quelle altitudini, le condizioni della neve si mantengono ottimali anche in primavera, allungando così sensibilmente la durata della stagione.

Per sperimentare le emozioni offerte dall’heliski è tuttavia assolutamente indispensabile rivolgersi a professionisti professionisti che conoscano le cime sulle quali è concesso atterrare, sappiano fornire una formazione su come si sale e si scende da un elicottero in vetta, nonché gestire qualsiasi situazione si possa presentare a quelle altitudini. Come ci spiega meglio Tomas Busca, della Monterosa Experience di Gressoney, è inoltre fondamentale il giusto equipaggiamento da fuoripista che prevede zaino airbag zaino airbag , apparecchio ARTVA apparecchio ARTVA , pala e sonda pala e sonda .

Forte della grande esperienza dei suoi maestri di sci e delle sue guide alpine, la Monterosa Experience è in grado di accompagnare gli sciatori attraverso itinerari unici come quelli che lambiscono il Ghiacciaio del Lys o attraversano la Porta Nera, due tra le discese più spettacolari di tutto il Massiccio del Rosa.

Si tratta di lunghi percorsi che, nell’arco di una giornata, portano i freerider ad attraversare quasi l’intero comprensorio. Si parte infatti da Gressoney, si scende poi nella cittadina svizzera di Zermatt e si ritorna al punto di partenza attraverso gli impianti di risalita del piccolo Cervino: un tour assolutamente unico nel suo genere, lungo alcuni dei pendii più belli e spettacolari dell’intero arco alpino.

Chapter 3

La giornata perfetta di noi free-rider comincia presto la mattina, di solito intorno alle sette. Per prima cosa diamo uno sguardo alle previsioni del tempo e, se sono promettenti, recuperiamo l’attrezzatura già pronta dalla sera prima, chiamiamo qualche amico per unirsi alla ride ride e dopo una rapida colazione ci mettiamo in macchina verso il luogo in cui abbiamo deciso di scendere quel giorno. È tutto piuttosto spontaneo e senza una grandissima pianificazione, anche perché molto dipende dal meteo.

FREERIDE

È tutto piuttosto spontaneo e senza una grandissima pianificazione, anche perché molto dipende dal meteo meteo .
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Luca Tribondeau

Se è buono non c’è niente di meglio che arrivare in cima quando la neve fresca è ancora in perfette condizioni. In quei casi le sensazioni che ti fa provare il free-ride sono, per noi, le migliori al mondo. La neve è così profonda, leggera e friabile che ricorda una distesa di polvere. Luca dice sempre che galleggiarci sopra assomiglia alle emozioni che prova surfando.

Il massimo è quando abbiamo la fortuna di condividere tutto questo con dei buoni amici. Anche perché trovarsi in compagnia rende ovviamente la discesa più sicura e consente di esplorare tracciati che altrimenti da soli sarebbero troppo rischiosi. Anche per questo, quando invece ci capita di andare a sciare per conto nostro, preferiamo ritornare in posti di cui conosciamo già molto bene le caratteristiche del percorso e della neve.

Entrambi abbiamo cominciato a sciare fuoripista sciare fuoripista pressoché dalla prima volta in cui abbiamo messo gli sci ai piedi. Quindi se per qualche ragione – per esempio allenarci per un Olimpiade, come è capitato a Luca nel 2014 – siamo obbligati a sciare su piste battute per un lungo periodo, non vediamo l’ora di tornare a fare free-ride.

Il richiamo è semplicemente troppo forte e il primo fuoripista dopo quei periodi di lontananza dalla neve fresca è sempre indimenticabile.

Specie se si tratta di qualche montagna vicino casa, a Nendaz per Richard e sopra Tarvisio per Luca. Altri posti incredibili dove torniamo spesso con grandissimo piacere sono i pendii del Monte Rosa Monte Rosa , nella zona di Gressoney: lì con l’heliski puoi raggiungere posti incredibili.

Richard
Amacker
Luca
Tribondeau
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Così come è fantastico il Giappone, nella regione dell’Hokkaido, dove c’è così tanta neve da non crederci. Un altro ricordo indelebile per Richard è quella volta in cui gli è capitato di sciare in Groenlandia, immerso in un panorama totalmente selvaggio tra fiordi e iceberg.

Oltre ad averci dato la possibilità di viaggiare scoprendo paesi, paesaggi e culture diverse da quelle in cui siamo cresciuti, ciò che ogni volta ci spinge a tornare a fare free-ride è la libertà che ti offre.

La possibilità di decidere dove andare, da quali pendii scendere è impareggiabile e imparagonabile con lo sci in pista. E così quando, intorno alle quattro del pomeriggio, si avvicina la fine della giornata, ci rendiamo conto che non vorremmo mai smettere di sciare. Per fortuna se siamo in compagnia di buoni amici, sappiamo che una volta a valle ci aspetta il rito dell’aprés-ski: qualche birra fresca, del buon cibo e un sacco di voglia di ripercorrere a ritroso la giornata appena finita.

Giacca Haines

Le emozioni del fuoripista hanno bisogno del giusto equipaggiamento. Il guscio sci da uomo Haines, della linea Freeride, è un capo altamente performante. Il tessuto elasticizzato 3 strati, e una leggerissima maglina che permette di evitare l'utilizzo della fodera, rendono il capo leggero e pratico. La giacca è totalmente termosaldata e laminata con membrana Dermizax® traspirante e impermeabile, capace di reggere fino a 20.000 mm di colonna d’acqua. È un capo dotato di riflettori Recco® per la rintracciabilità in caso di valanga.